Stranieri in aula e posizioni politiche: l’opinione di un’insegnante che in classe ci va davvero (cioè io)

Data di pubblicazione: 30 Mar 2024
Richiesta al lettore: L’opinione espressa in questo post è il semplice punto di vista di una insegnante di italiano per stranieri (io!) che ogni giorno affronta le piccole o grandi difficoltà tipiche dell’insegnamento a studenti stranieri adolescenti in obbligo scolastico La mia opinione potrebbe non piacerti né convincerti del tutto: proprio come la piccola statua dell’immagine in apertura al post che, non piacendo a nessun membro della mia famiglia tranne che a me, è stata sollevata dal tavolino del salotto e posata sulla scrivania del mio ufficio, da dove ogni giorno si erge fiera, con mio personale orgoglio e onore. Mio l’ufficio, mie le regole.  

Premessa. Fin ad oggi non ho mai utilizzato questo spazio per esprimere la mia opinione sulle posizioni che, in questi anni, si sono alternate assecondando il credo politico delle legislature in corso estendendo anche qui, quasi come se fossi in classe, il tacito monito del “in classe con gli studenti non si parla né soldi, né di sesso, né di politica“. Le ultime dichiarazioni politiche, però, sono state così nette che non ho potuto esimermi dal dire la mia opinione (non richiesta, certo) su un tema che mi tocca molto da vicino. Cosa ne penso, allora? Seguitemi! 

La dichiarazione del Ministro sta facendo il giro del web e, su di essa, si sono già pronunciati in molti. 

Molte, moltissime, le critiche. 

Tralasciando le questioni politiche e le reazioni ” di pancia”, cercherò di spiegare, da addetta ai lavori, perché la proposta di Valditara non è possibile, oltre che inaccettabile (sotto più punti di vista). 

I numeri e le percentuali

Il Ministro ha suggerito che la percentuale massima di stranieri per classe non debba superare il 20%: un nuovo tetto massimo ridotto al minimo rispetto a quello (del 30%) già stabilito dalla Ministra Gelmini.

Se la percentuale della Ministra Gelmini poteva, dieci anni fa, conciliare i flussi migratori e la capienza delle nostre aule, oggi la proposta del Ministro Valditara sembra assolutamente impraticabile, soprattutto in alcune regioni del settentrione dove le presenza degli alunni stranieri, per classe, è già superiore a quella dei coetanei italiani. 

I programmi

Nella dichiarazione del Ministro si legge un vago riferimento al programma imposto agli studenti stranieri. Dalle sue parole emerge un impellente bisogno di istruire i nuovi iscritti stranieri alla lingua e cultura italiana (un po’ tutto e niente): un imperativo che, essendo stato esternato senza alcun riferimento didattico o metodologico, assume il tono di un comando militare proferito più con lo scopo di aizzare le masse che guidarle in modo strategico.

Avevamo noi, insegnanti certificati e di esperienza, bisogno di un’indicazione così? Io no. E, secondo me, neanche voi.

L’obiettivo linguistico degli studenti stranieri iscritti a scuola è già chiaro a tutti i docenti dediti all’intercultura che ogni giorno si inventano spazi, momenti e materiali per non lasciare gli studenti soli, per aprire con loro un dialogo e per, in qualche modo, poter avvicinare le loro famiglie alla realtà scolastica e locale. Quello che manca è un protocollo (non solo su carta) istituito con metodo e continuità redatto in autonomia scolastica e ritarato su misura sulle scuole, gli studenti e gli insegnanti che vi operano dimenticando percentuali e inclinazioni politiche.

La realtà 

Da quando ho aperto questo sito ho conosciuto molti insegnanti di tutta Italia e il comune denominatore per tutti, dal nord al sud, è stato sempre lo stesso: studenti stranieri iscritti in classi (già numerose) gestite da insegnanti (già affaccendate) che, animate da una grandissima generosità e forza d’animo, accolgono studenti di età e livelli diversi in laboratori di italiano L2 spesso in orario pomeridiano senza materiali didattici né strumentazioni adeguate. 

E le mattinate scolastiche? Durante le mattinate, essendo le insegnanti impegnate, nessuno studente straniero riesce a fare lezione di italiano L2 o italiano per lo studio perdendo così tempo prezioso (e motivazione) nella disperata ricerca di capire (cioè solo ascoltare o spesso neanche questo) senza alcuna interazione né sollecitazione esterna nell’imbarazzo generale di docenti e studenti. 

La soluzione? 

E visto che odio le polemiche fine a se stesse e non accompagnate da controproposte, ecco cosa farei io.

Gli studenti stranieri hanno bisogno di stare in classe con gli studenti italiani e quelli italiani hanno bisogno di avere in classe studenti stranieri. La necessità è ambivalente e non parlo solo di necessità didattica, ma anche di esigenza sociale e pedagogica. 

Pur essendo iscritti in classe con gli italiani secondo i principi di età anagrafica già vigenti, gli studenti stranieri dovrebbero frequentare in un’altra classe, e in orario mattutino, laboratori di italiano per stranieri (possibilmente, divisi per livello: alfabetizzazione, elementare e intermedio) al fine di lavorare, fin da subito e in modo continuativo, sulla lingua. 

E gli apprendimenti disciplinari? Il discorso è complesso non può essere generalizzato. Per ogni studente e per ogni asse disciplinare, a seconda delle conoscenze pregresse (da valutare, come stabilito dalle linee di accoglienza, con i test di ingresso), andrebbero specificati gli obiettivi finali raggiungibili da ciascun alunno (obiettivi minimi, essenziali e concreti) con insegnamenti erogati dentro e fuori dall’aula e, se la situazione lo concede, in regime di peer education e anche in lingua non italiana (laddove possibile).

Come si raggiunge tutto questo? Con risorse umane ed economiche, sforzi comuni (che i Consigli di Classe aprano le discussioni anche sugli studenti non di madrelingua italiana) e maggiore sensibilità da parte di tutti (no, la verifica di storia a novembre non possono farla se sono arrivati a settembre!) perché i figli degli “stranieri” che oggi popolano le nostre classi, sperduti e confusi, iscriveranno domani gli alunni italiani di seconda generazione con i quali dovremo parlare e confrontarci con serenità e fiducia. E visto che la fiducia si costruisce nel tempo, tanto vale iniziare subito. 

 

 

 

illustrazione matita

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Giada Aramu

Giada Aramu

Mi presento: mi chiamo Giada e insegno italiano per stranieri (con passione!) dal 2010. Nel 2019 ho creato un blog dedicato a questo meraviglioso lavoro e, da allora, investo a profusione energia, esperienza e creatività per regalarti le mie idee e aiutarti a organizzare il tuo lavoro in aula. Leggi di più

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