Come insegnare italiano a stranieri e studenti inglesi: dalla linguistica alla didattica

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Nuovo mese, nuovo numero della rubrica! Dopo aver analizzato, durante il mese di agosto, gli aspetti più interessanti dell’insegnamento dell’italiano a studenti stranieri portoghesi, vediamo insieme gli aspetti linguistici più importanti da tenere a mente quando si insegna l’italiano a uno studente anglofono, in particolare, madrelingua. Le differenze tra la lingua italiana e la lingua inglese sono notevoli e toccano diversi aspetti della linguistica. Vediamo insieme quali!

Fonetica: Tra le differenze fonetiche che più confondono gli studenti inglesi vi sono quelle legate alla pronuncia della vocale italiana “e”, da loro pronunciata come la nostra “i” e il suono “ch” pronunciato come la nostra /c/ velare. Per avvicinarli alla lettura e scrittura corretta di quest’ultimo, ricordate loro la corrispondenza con la consonante “k” e citate alcuni esempi, come i verbi “chiamare” (avranno sicuramente notato in città l’avviso “Chiamare il 118”) e “chiedere” (spesso presente all’interno delle unità didattica dedicate alla richiesta di informazioni). In ultimo, ma non meno importante, c’è il raddoppiamento consonantico: una difficoltà condivisa da molti apprendenti inglesi (e non solo!) che si risolverà con molta pratica (ottimi i dettati brevi, ad esempio!). 

Articoli: La varietà dei nostri articoli determinativi e indeterminativi di fronte alla semplicità degli articoli inglesi è così ampia da farci sempre sentire in colpa verso i nostri (confusi) studenti anglofoni! Per facilitare l’uso corretto degli articoli è utile proporre in classe il lessico più comune accompagnato anche dall’articolo. Ciò che ad esempio faccio spesso con i miei allievi è chieder loro le parole italiane che conoscono già in modo da sfruttare il lessico di partenza e costruire attorno a esso le nuove conoscenze (articoli e aggettivi in concordanza in particolare). Un esercizio utile è quello di segnare alla lavagna le parole da loro conosciute e aiutarli a riflettere sull’entità grammaticale dell’elemento: “il nome è singolare o plurale? Femminile o maschile? Quale articolo metterò davanti?”.  

Nomi: Per aiutarli a memorizzare il genere dei sostantivi (problematica principali per questi apprendenti abituati al genere neutro) proponete in classe esercizi di descrizione di immagini o di scene tratte dai cortometraggi. Ad esempio, scegliete un’immagine e chiedete loro di formare brevi frasi di descrizione utilizzando il tempo presente e alcuni semplici elementi grammaticali tra cui gli aggettivi, situati in italiano in posizione diversa rispetto al sostantivo (in inglese, infatti, l’aggettivo è solitamente posto prima del nome). Grazie all’immagine e alla produzione scritta od orale della loro frase li aiuterà a ragionare sul numero e genere di ogni elemento e a memorizzare ciò su cui si sentono più insicuri.  

Verbi: Le flessioni del sistema verbale italiano, rispetto alla semplicità di quello inglese, saranno molto complesse per uno studente anglofono che avrà sicuramente notevoli difficoltà nella coniugazione dei verbi (sia regolari che irregolari) e nella scelta dell’ausiliare corretto per i tempi composti. Oltre a ciò, comprendere e usare correttamente il congiuntivo sarà un aspetto sul quale dovrete insistere molto. In ultimo, e fortunatamente di minore difficoltà, resta l’uso del pronome formale “lei” (inesistente in inglese) e l’uso del verbo “avere” anziché di “essere” per le espressioni più comuni (avere fame, to be hungry / avere sete, to be thirsty/, avere sonno, to be sleepy/, ecc). 

Ovviamente l’analisi qui proposta è tutt’altro che esaustiva ma si propone solo come uno spunto, un materiale utile a tracciare una prima analisi linguistica contrastiva che spetterà a noi approfondire in classe con gli alunni: prime risorse e fonti di idee, spunti e miglioramenti. Approfittate della loro presenza per chieder loro di condividere difficoltà, dubbi e perplessità, coinvolgeteli nell’apprendimento e, soprattutto, imparate da loro! E voi quali difficoltà riscontrate più spesso durante la vostra quotidianità didattica con apprendenti di madrelingua inglese?

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