Come insegnare italiano a stranieri e studenti rumeni: dalla linguistica alla didattica

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Cari colleghi, inauguro oggi una nuova piccola rubrica mensile dedicata alle caratteristiche linguistiche che accomunano gli studenti stranieri parlanti di un’altra madrelingua che condividono tra loro peculiarità linguistiche interessanti; tasselli comuni che è importante conoscere per migliorare le nostre strategie di insegnamento ed essere docenti più efficaci.

Iniziamo questo appuntamento con il romeno, lingua romanza orientale molto prossima all’italiano, che andò consolidandosi dal 1859 fino a oggi con l’unificazione del Paese e l’abbandono dell’alfabeto cirillico. Questa lingua madre solitamente permette una buona comprensione della lingua italiana, pur mostrando qualche insidia che è bene conoscere. Ma quali sono le differenze e similitudini che dividono e uniscono la lingua italiana e quella romena? Su quali aspetti dobbiamo insistere maggiormente durante le lezioni con i nostri alunni di origine romena? Vediamoli insieme!

Fonetica: Dal punto di vista fonetico, oltre alle odiatissime doppie, i nostri studenti stranieri di madrelingua romena troveranno di difficile pronuncia il suono “z”, il digramma “gn” e il trigramma “gli”, suoni consonantici che dovranno essere esercitati con esercizi ad hoc, letture e trascrizioni di parole, meglio ancora se accompagnate da riferimenti reali e quotidiani. Un esempio? Dividete la vostra classe in gruppi e chiedete di svolgere una produzione orale o scritta (racconto o role-play) assegnando alcune parole ad ogni gruppo. Chiedete a un gruppo di simulare una spesa al supermercato (obbligandoli all’uso di parole come zaino, zucchero, maglia, maglione, …) oppure una cena al ristorante (chiedendo loro di usare, tra le altre, anche le parole tovaglia, tovagliolo, bottiglia, …): usando il metodo della trascrizione su foglio e della ripetizione orale promuoverete la memorizzazione.

In ultimo, ma non meno importante: gli accenti. Capiterà molto volte che i nostri studenti leggano in modo errato alcune parole o non riconoscano quelle provviste di accento grafico. In questo caso, chiedo spesso loro di compilare, sul proprio telefono o su un quaderno, una lista delle parole accentate che faticano a ricordare e che possono arricchire a ogni lezione e consultare anche durante i loro esercizi e compiti, sia a casa che in classe.

Articoli: Nella lingua romena esistono gli articoli determinativi e gli articoli indeterminativi che, pur essendo entrambi utilizzati con lo stesso scopo, dimostrano differenze peculiari nell’uso. Mentre gli articoli indeterminativi precedono il nome proprio come in italiano, gli articoli determinativi si comportano come enclitici sostituendo, aggiungendo o eliminando la parte finale (vocale o consonante) del nome.

                                                       Es. Fată (ragazza) / Fata (la ragazza)

Questa particolarità può risultare di difficile memorizzazione per i nostri studenti romeni che possono essere aiutati da esercizi di completamento articolo/nome e di trasformazione (singolare – plurale; maschile – femminile) così da memorizzare le vocali che indicano il genere e il numero dei nostri nomi. Un’alternativa ludica sempre molto apprezzata è il gioco “trova le differenze” grazie al quale gli alunni di livello elementare possono nominare gli oggetti trovandosi obbligati a usare anche gli articoli.

Es. Nell’immagine numero 2 manca IL cappello, LA borsa, ecc.

Nomi: Nella lingua romena, i sostantivi hanno tre generi (maschile, femminile e neutro) e, attraverso la flessione, assumono funzioni logiche diverse con i casi del dativo, genitivo, vocativo, dativo e accusativo. Anche in questo caso, l’apprendimento della nostra lingua dovrebbe essere più semplice per uno studente romeno, probabilmente confortato dalla semplicità dell’italiano che modifica i propri sostantivi in modo più regolare (eccezioni escluse). Per affrontare lo studio dei sostantivi italiani è utile servirsi di uno schema a tabella che metta in evidenza le desinenze proprie della nostra lingua attraverso esempi di parole comuni e di facile memorizzazione, meglio ancora se già note allo studente così che egli possa concentrarsi sulla flessione e non sulla pronuncia o sul significato di una lista di nuovi sostantivi. In una seconda fase,  potremo chiedere di applicare le stesse regole anche ai nuovi termini appresi in classe.

Verbi: Una delle difficoltà che i nostri studenti rumeni incontrano nell’apprendimento della lingua italiana è legata sicuramente alla scelta dell’ausiliare nella composizione dei tempi composti, un dubbio che ha come esito un uso diffuso (e spesso errato) dell’ausiliare avere. La difficoltà aumenta quando ai tempi composti si uniscono i pronomi di complemento oggetto diretto e indiretto: due elementi che uniscono la difficoltà della selezione del corretto ausiliare al riconoscimento e all’uso della giusta desinenza indicante il genere e numero. In questo caso, per rafforzare entrambe le componenti grammaticali, è utile abbassare il filtro affettivo e iniziare un’attività di storytelling grazie alla quale gli alunni possano raccontare un’esperienza del passato esaminata dal docente in classe che, grazie alla trascrizione degli elementi più importanti, chiederà allo studente di applicare una sostituzione dei complementi oggetto ripetuti attraverso i pronomi corretti: una fase che può avvenire durante la narrazione grazie all’uso di una lavagna utile alla trascrizione e alla correzione immediata.

Es. Ieri sono andato al bar e ho visto Marco, Luca e Giulia. LI Ho salutatoI Marco, Luca e Giulia e poi siamo andati a bere un caffè. 

Sintassi: Dal punto di vista sintattico, la costruzione della frase non dà particolari problemi ai nostri studenti stranieri romeni in quanto l’ordine delle parole in una frase è SVO (Soggetto Verbo Oggetto), proprio come in italiano.

Ovviamente l’analisi qui proposta è tutt’altro che esaustiva ma si propone solo come uno spunto, un materiale utile a tracciare una prima analisi linguistica contrastiva che spetterà a noi approfondire in classe con gli alunni: prime risorse e fonti di idee, spunti e miglioramenti. Approfittate della loro presenza per chieder loro di condividere difficoltà, dubbi e perplessità, coinvolgeteli nell’apprendimento e, soprattutto, imparate da loro!

Al prossimo mese per una nuova puntata della rubrica!

 

 

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